La Grande Flottiglia


Probabilmente questo articolo me lo criticherebbero tutti (se qualcuno lo leggesse).

Eppure è così. Sono convinto che questa storia della flottiglia che si dirige a Gaza sia una cosa un po’ strana. Da una parte c’è l’indignazione e la fratellanza con i popoli palestinesi che viviono in una condizione di totale prigionia nella strisci di Gaza.  Ok, su questo sono d’accordo.  Sono d’accordo in linea di principio,  ma non nel metodo. Dall’altra c’è una sensazione di scollamento dalla realtà. Il contrario di un avvicinamento.

Analizziamo un attimo la realtà:  Gaza è sotto assedio da quando X ha vinto le elezioni nella striscia di Gaza.  X non vuole riconoscere l’esistenza di Y, in quanto Y è un oppressore. X vuole combattere radicalmente l’occupazione illegale e l’oppressione del popolo, che per questo lo ha votato in massa. Tutto coerente.  X, una volta al potere ha cacciato dalla striscia Z, vecchio e storico partito di opposizione ormai privato del suo leader carismatico, perché considerato colpevole di non aver saputo combattere Y in maniera efficace.  Z era diventato un partito troppo legato agli aiuti dei governi occidenatli. Era diventato corrotto, inefficiente e i suoi dirigenti lontani dalla tragedia che si stava consumando nella striscia. X no, X è fatto di gente con le palle. X finanzia ospedali e vive tra la gente. Il problema è che X è un gruppo fondamentalista islamica con collegamenti con il movuimento H del sud del Libano, e con preoccupanti convergenze di interesse strategico con il diavolo in persone, cioè l’Iran. Allora Y ha portato l’assedio alla striscia di Gaza, e l’ha anche occupata e bombardata in lungo e in largo. Con le sue solite maniera diplomatiche. Questa scelta, però, non ha indebolito più di tanto X, mi sembra di capire, ma forse l’ha resa ancora più forte. Come i Vietcong che occupavano la Giungla, facendosi beffa delle bonbe al napalm da 500 kili che gli sganciavano sulla testa quotidianamente. 

Ciò che caratterizza questa storia di relazioni tra gruppi di consenso/gruppi politici o militari è un processo naturale, anche se umano. Ua processo causale, psicologico, irrazionale ed emotivo. Sicuramente ingiusto ma reale. E’ sicuramente spiegabile a posteriori.

La flottiglia invece? Chi sono? Vauro (un vignettista comunista di quelli toscani della vecchia scuola), uno scrittore Svedese sposato con la figlia di Bergman, e chi altro? Bho. Ma cosa c’entrano? Cosa ci possono entrare in questa tragedia umana se non come piccole comparse che pretendono di strappare un posto sul palco della Storia? Cosa possono fare se non prestarsi per un perfetto casus belli? I gauchisti europei che hanno perso su tutta la linea nel loro paese e allora si mettono l’anima in pace andando a difendere altri popoli oppressi, visto che i “giovani” del loro popolo non sono oppressi abbastanza, almeno non secondo i loro canoni.

Bene, facciano pure. Solchino codesti intrepidi rivoluzionari i mari dello Ionio e dell’Egeo, alla volta della terra promessa. Solo, non si scandalizzino se Israele non si lascia forzare il blocco navale. Non si scandalizzino di essere poco considerati.

Tutto questo mi ricorda uno degli ultimi capitoli de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”:

Il confine era costituito da un fiumiciattolo, ma non lo si riusciva a vedere perché lungo la sponda correva un muro alto un metro e mezzo sormontato da sacchi di sabbia per i tiratori thailandesi. Il muro si interrompeva in un solo punto. Il fiume era attraversato da un ponte. Nessuno vi poteva salire. Al di là del fiume c’erano le truppe d’occupazione vietnamite, ma non le si vedeva. Le loro posizioni erano perfettamente mimetizzate. Era certo però che se qualcuno avesse messo piede sul ponte gli invisibili vietnamiti avrebbero cominciato a sparare.

I partecipanti al corteo si avvicinarono al muro e si alzavano sulla punta dei piedi. Franz si appoggiò in uno spazio vuoto tra due sacchi, cercando di vedere qualcosa. Non vide nulla perché fu spinto da parte da uno dei fotografi che si sentiva in diritto di prendere il suo posto.
Franz si voltò. Nell’enorme corona di un albero solitario, come uno stormo di grosse
cornacchie, erano appollaiati sette fotografi con gli occhi fissi sull’altra sponda.

In quell’istante l’interprete che procedeva alla testa del corteo avvicinò alle labbra un largo tubo e gridò in lingua khmer in direzione dell’altra riva del fiume: ci sono qui dei medici che chiedono il permesso di entrare in territorio cambogiano e di prestarvi assistenza medica; la loro azione non ha nulla a che vedere con ingerenze politiche; a guidarli è solo la preoccupazione per le vite umane.

La risposta dall’altra sponda fu un incredibile silenzio. Un silenzio così assoluto che tutti furono presi dall’angoscia. Soltanto gli scatti delle macchine fotografiche risuonavano in quel silenzio come il canto di qualche insetto esotico.

Franz ebbe di colpo la sensazione che la Grande Marcia fosse giunta al termine. Attorno all’Europa si ergono i confini del silenzio e lo spazio nel quale si svolge la Grande Marcia non è che un piccolo podio al centro del pianeta. Le folle che una volta si accalcavano attorno al podio già da tempo hanno rivolto lo sguardo altrove e la Grande Marcia continua in solitudine e senza spettatori. Sì, dice Franz tra sé, la Grande Marcia continua, malgrado l’indifferenza del mondo, ma diventa nervosa e frenetica, ieri contro gli americani che occupavano il Vietnam, oggi contro il Vietnam che occupa la Cambogia, ieri per Israele, oggi per i palestinesi, ieri per Cuba, domani contro Cuba e sempre contro l’America, ogni volta contro i massacri e ogni volta in appoggio ad altri massacri, l’Europa marcia e per seguire il ritmo degli avvenimenti e non lasciarsene sfuggire nessuno il suo passo diventa sempre più veloce, sicché la Grande Marcia è un corteo di gente che corre e si affretta e la scena è sempre più piccola, fino a che un giorno non sarà più che un punto senza dimensioni.

L’incontro tra la Sinistra Europea e il desiderio cieco e violento di autodeterminazione dei Paesi in via di Sviluppo, la loro voracità, il loro consumiso ed il loso silenzio. Tutto questo mi sembra seplicemente inconciliabile.

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