Carota e Bastonate

C’è chi dice che salvare la Grecia è una via obbligata per l’Unione Monetaria Europea. Ovvero per i Tedeschi. Perché? Perché se uscisse la Grecia uscirebbero anche Portogallo e Irlanda, forse Spagna e Italia. Questo provocherebbe grossi problemi per la Germania e la Francia (gli unici rimasti) perché l’Euro si apprezzerebbe enormemente trasformando quella che oggi sembra una stagnazione in una recessione sicura. A questo aggiungiamoci il fatto che le banche francesi e tedesche sono molto esposte verso questi paesi. Seguirebbe una ulteriore crisi del sistema bancario europeo e la famosa double dip recession sarebbe inevitabile. C’è chi dice invece, come il signor Stark (dimissionario tettesko membro del Board della BCE), che dovremmo “cacciare” i paesi non virtuosi. Eppure, secondo me, il rischio è un altro. Assumiamo che in realtà il salvataggio della Grecia sia inevitabile e che la Germania stia facendo la voce grossa solo nel tentativo (disperato) di mantenere una minaccia credibile per ottenere le riforme che pretende dalla Grecia. Il problema diventa se la società greca decide di andare a vedere il bluff: i tedeschi pagheranno comunque. Questo attuale governo ha ottenuto una fiducia risicatissima per approvare il piano di austerità imposto da FMI e Europa in cambio degli aiuti (salvataggio). Ora che la Grecia è di nuovo a secco ed ha bisogno di altri soldi dovrà far passare un’altra manovra in termini di tagli e tasse. Quanto potrà durare questo governo? Le piazza greca rischia di prendere fuoco, e l’incendio rischia di propagarsi a tutto il continente. Crediamo che questo sia sfuggito a chi, in Grecia e non, ha scelto l’opposizione frontale ed extra parlamentare? E se l’opinione pubblica cominciasse ad appoggiare l’idea di un deafult? Carota e bastone, questa è la strategia Tedesca. Il problema è che servono montagne di carote per mandare avanti la baracca e per giustificarle si deve compensare tirando bastone. Ma quante botte sarà disposta a riceve la Grecia prima di considerare il default una opzione migliore? Il pericolo, in questo caso, non è che l’Unione Monetaria Europea “cacci” la Grecia, ma piuttosto che la Grecia ci mandi a quel “Paese”. Uscire dall’Euro per la Grecia rappresenta una sconfitta forse nel lungo periodo, ma nel lungo periodo saranno tutti morti. Nel breve periodo invece la sua (nuova) moneta si deprezzerebbe immediatamente, crescerebbe l’inflazione e sarebbe più facile pagare i debiti (ristrutturati) con l’estero. Inoltre le sue merci sarebbero di nuovo competitive e il paese ricomincerebbe a crescere, paradossalmente potrebbero anche trovare più facile ripagare il debito. La Grecia farebbe una scelta: sceglierebbe di non essere più una “provincia tedesca di oltre mare”. Prenderebbe a modello o entrerebbe in competizione con il suo eterno vicino/nemico: la Turchia. Perché restare ancorati ad un gigante che cresce allo 0.2% (con una stima per la Grecia di -5%) quanto il mio vicino cresce all’ 8,2% ? Si avete letto bene. Chi me lo fa fare? Il senso di appartenenza ad una Europa unita, bianca, cristiana e democratica? No. Ragazzi guardiamoci in faccia: non hanno nemmeno l’alfabeto latino. Ho sempre guardato con sospetto, lo ammetto, il fatto che le banconote europee dovessero avere anche le scritte in alfabeto greco. Voglio dire, ma chi sono questi greci per permettersi di avere un alfabeto tutto loro? Fossero almeno in due. No, solo loro ce l’hanno. Mi ha sempre dato un sottile, quasi impercettibile fastidio. C’era qualcosa che non andava con quello strano alfabeto per noi simile ad un geroglifico: che cosa siamo una piccola nazione in via di sviluppo a cavallo tra Oriente e Occidente? Magari.

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Ciò che non ammazza ingrassa..

Uno Spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro della Speculazione internazionale. Ebbene si. Speculazione quando danneggia i nostri interessi, quando si scommette al ribasso. Eresia, blasfemia: lasciate che i corsi salgano in pace, sabotatori! Quando si tratta di scommettere sul rialzo, invece, le parole diventano crescita, sviluppo, indicatore di buona salute.

Partiamo prendendo atto della grande lezione che abbiamo avuto da questa crisi dissanguante: il problema enorme del moral hazard, ovvero il fatto che il sistema capitalistico globale è ormai tanto avviluppato e integrato per cui è diventato troppo rischioso che le Banche e le Istituzioni Finanziarie siano lasciate fallire alla mercé del Mercato. Abbiamo visto che l’equazione Capitalismo = Mercato è falsa. Il ruolo della politica e degli Stati si è dimostrato essere la variabile fondamentale, senza la quale non si va da nessuna parte.

Questo però non vuol dire che ci sia una mera relazione di subordinazione Mercato/Stato. C’è una coesistenza di necessità reciproca. Gli Stati sono, infatti, indirettamente stimolati da una competizione di mercato per la sopravvivenza, essendosi dovuti sobbarcare il debito delle Banche “troppo grandi per fallire”. In questo senso la presenza di un Mercato è un bene, perché altrimenti la competizione per la sopravvivenza diventerebbe di un altro tipo.

Questa settimana sul Sole 24 Ore è uscita una proposta di Romano Prodi per costitutire i cosiddetti Euro Union Bond, titoli di “Stati” Europei. E quindi di qualcosa che comincia ad essere uno Stato Europeo.

Di fatto che si tratti di colpa o di merito della Speculazione, ovvero del mercato dei capitali, qualcosa, nell’ormai atrofizzato e fragorosamente immobile processo di integrazione europeo sembra muoversi. Potrebbe anche essere così, ironia della sorte. Questa Crisi finanziaria in slow motion ci sta portando, con ondate di crolli che si seguono e si susseguono, sempre più vicini al livello di fusione del nocciolo. La ripresa non si vede, l’effetto delle politiche della FED e degli incentivi sono scemati. La parte positiva della storia è che la crisi procede relativamente lentamente rispetto per esempio alla crisi del ’29. Questo è un grosso vantaggio perchè ci dà il tempo di riflettere e di prendere coraggio per trovare delle soluzioni politiche. Oggi nessuno crede più di poter evitare questo dissanguamento continuo se non con qualcosa che vada al di là dei semplici interventi di acquisto sui mercati secondari. Serve un evento catartico, un cambiamento. Speriamo non siano venti di guerra.

Sicuramente a livello Europeo dei passi verso una maggiore integrazione sono stati fatti, o si cominciano a pensare come possibili, che è già qualcosa. La proposta e il conseguente dibattito sugli Euro Bond ne è una prova evidente. Questa soluzione politica ed economica che rilancerebbe il processo di integrazione europeo è frutto di un aggiustameto strutturale dovuto a pressioni provenienti dall’esterno. Da qualcosa che è capace di giudicare gli Stati, ma che non per questo è meglio o va considerato una entità separata ed astratta da essi: il Mercato, e in particolare sotto la vampiresca Speculazione Internazionale.

In fondo, come si dice, quel che non ammazza ingrassa.

PIGaSUS countries

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Dal 2007, con lo scoppio della bolla immobiliare americana, le Banche Centrali non hanno fatto altro che tentare di tamponare l’emorragia finanziaria. Il costo di questo tamponamento, che equivale a prendere un malato e infilarlo dentro un tampone a misura d’uomo e tenercelo per tre anni sperando che stia meglio, è stato pagato dagli Stati, con conseguente aumento dell’ indebitamento complessivo di questi.
Inevitabilmente la Speculazione è arrivata, festante, atteggiandosi a ripresa economica.
Ovviamente si è concentrata sui paesi più esposti e più poveri, i così detti PIGS: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Italia e Irlanda condividono la I.Tutti, ovviamente, condividono l’Euro.
La novità è che sembra che si sia accorta di qualcosa di insolito: a pochi giorni dalla scadenza del termine fissato per il 2 di agosto, con gli occhi di tutto il mondo (e delle borse) puntati su di lui, il congresso americano non ha ancora votato la legge per aumentare il limite di indebitamento. Non una bella figura. Non una figura da leader, non un messaggio rassicurante…

Che acronimo terribile, PIGS, maiali. Degno della mente di qualche yankee ignorante o del solito isolazionista monarchico britannico che spara sentenze e gode delle disgrazie del Continente!

Ma, dato che il due agosto si avvicina e che noi non vogliamo essere da meno in quanto a nomignoli terribili, potremmo coniarne uno nuovo: i paesi “PIGASUS”, un maiale con le ali!
(basta aggiungere lo US degli Stati Uniti e una a che va considerata una licenza poetica).

La differenza è che il PIGASUS ha un paio di ali si, ma sono alette, a dire il vero. Un po’ atrofizzate, sicuramente insufficienti per permettergli di rimanere in quota. Lui continua ad ingrassare e le sue ali non lo sostengono più. Questo lo avvicina pericolosamente agli altri maiali meno fortunati…

Non avrai altro Rating all’infuori di me

Cresce in Europa la critica nei confronti delle “Big Three”, le tre Società di rating più importanti a livello mondiale.Venerdì, in seguito alla notizia della riduzione del debito portoghese, si è assistito a un vero e proprio bagno di sangue finanziario. La reazione scomposta e nevrotica dei mercati ha portato bruscamente lo spread dei titoli di stato dei paesi periferici dell’area euro a livelli record. E pensare che giovedì le borse erano andate bene, incorporando senza problemi le voci su una possibile revisione al ribasso dei titoli italiani e l’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE.

Poi il panico. Prima il declassamento del Portogallo, poi le voci infondate sulle presunte dimissioni di Tremonti e, infine, nel pomeriggio, i dati scoraggianti sulla occupazione americana.

Per quanto riguarda l’Italia è in particolare il settore bancario ad essere stato colpito. La Consob ha subito deciso di indagare sulle dinamiche che hanno scatenato il crollo dei titoli. Movimenti speculativi che alimentano le solite manovre poco trasparenti, probabilmente sullo sfondo di una partita che si gioca per il controllo delle quote libiche di UniCredit.

La possibilità di attuare una simile speculazione, però, emerge quando ci sono le condizioni propizie. Condizioni soprattutto psicologiche. Venerdì questi presupposti si sono materializzati quando le agenzie di rating americane hanno improvvisamente declassato i titoli. Come un direttore di orchestra, che scandisce il tempo con la bacchetta, il declassamento ha creato le condizioni di nervosismo e panico che hanno aperto i grandi spazi di manovra della speculazione internazionale. Ma, ancora una volta, qui prodest?

Direi che rispondere a questa domanda è in pratica impossibile. Chi ha giocato quale ruolo? Chi ha venduto? Ci sono di mezzo i così detti limiti di stop loss? Ci sono state vendite scoperte da parte di qualcuno?

Non lo sapremo mai. Quello che rimane, però, è la consapevolezza dello sconvolgente potere di queste agenzie. Il potenziale geopolitico che detengono. Il declassamento di venerdì aveva l’eco sinistro di una dichiarazione di guerra all’Europa. E in effetti le reazioni politiche sono state fortissime.

Le agenzie di rating americane possono far fallire un Paese o una intera comunità di paesi con un semplice tratto di penna. A conclusione di un processo di valutazione tutt’altro che trasparente. I metodi e le motivazioni delle decisioni prese da queste agenzie, infatti, non sono spiegati dettagliatamente. Inoltre, c’è un problema di conflitto d’interessi, visto che queste società sono private e riferiscono ad azionisti che rispecchiano l’elité della finanza internazionale (leggi speculazione). A tutto questo si aggiunge la tempistica inammissibile di tali dichiarazioni. Senza una scadenza fissa, compaiono improvvisamente, come fulmini a ciel sereno gettando scompiglio sui mercati e influenzandone l’andamento.

Fino a che i mercati le seguiranno loro avranno questo potere. Ma per quanto ancora? La loro credibilità è venuta meno se si ricorda che Lehman Brothers aveva un giudizio tripla A fino al giorno prima di fallire. Lo stesso vale per Parmalat, Enron e altri scandali.

Alla luce di tutto questo, in Europa si discute di creare un’agenza di rating Europea mentre la Cina ne ha già una. Si chiama Dagong e circa un mese fa ha declassato il debito americano. Qualcosa che fino a poco fa sarebbe stato inconcepibile e che fa rabbrividire qualsiasi operatore di borsa. Come sorprendersi però? Sembra alquanto insolito che il prezzo a cui viene venduto un credito sia fissato dal debitore. La Cina, infatti, non può imporre agli americani di risanare i conti pubblici ma può, e legittimamente cercherà, di fissare il prezzo a cui concedere nuovi finanziamenti. Gli Stati Uniti potranno ancora godere di una fonte di credito inesauribile ma non a basso costo.

Qualcosa dovrà cambiare.

Avere più agenzie di rating legate ai paesi di origine, però, rischio di accrescere l’instabilità dei mercati. Appare interessante, invece, la proposta di delegare al Fondo Monetario Internazionale la funzione diciamo di “agenzia di rating di ultima istanza”. Purtroppo però ancora una volta, l’FMI non viene chiamato a svolgere il ruolo che gli spetterebbe. Un suo possibile coinvolgimento non sembra essere gradito, specialmente negli USA.

Non ci resta che prepararci a vivere in un mondo ancora più polarizzato. Tra est, ovest, vecchi e nuovi continenti, imperi di mezzo e potenze dormienti, nuovi elementi si aggiungono al livello di entropia generale.